La fotografia è un mezzo, la macchina fotografica uno strumento. Quando si parla di mezzo riferendosi alla fotografia i significati possono essere diversi. Viene da chiedersi per cosa sia un mezzo, se sia di comunicazione, di narrazione o se sia di esplorazione interiore. È pur sempre un messaggio il risultato di una immagine ma il destinatario o i destinatari possono essere eterogenei.
La macchina fotografica funge da strumento per la creazione dell’immagine finalizzata all’utilizzo come mezzo. Esattamente come il pennello per il pittore o un elaboratore per uno scienziato, la macchina fotografica non è altro che un accessorio che trasforma il pensiero e l’osservazione in una immagine statica.
Il processo comune passa dallo strumento e si ferma all’immagine prodotta; questo è già un grande atto di creazione che è stato capace di regalare scatti meravigliosi prodotti da artisti e fotografi che hanno fatto la storia della fotografia. Ma nella storia dell’arte, dalla nascita della fotografia, sono stati molti gli artisti che hanno fatto un ulteriore passaggio declinandolo in un nuovo processo, dove l’immagine prodotta diventa essa stessa uno strumento funzionale all’opera finale. Non più quindi il risultato ma una parte necessaria alla creazione di qualcosa di più ampio. Immagini e fotografie inglobate in installazioni e opere artistiche composte e multi-genere. Contaminazioni materiali e non solo di natura.
Questo aspetto delle arti visive mi affascina da tempo perché queste creazioni sono atti fisici e attivi basati sulla contaminazione tra generi artistici diversi; questo mi ha portato a voler io stesso sperimentare un processo di modificazioni della fotografia che la trasformi in strumento e che non sia il risultato finale ma solo una parte di esso.
Colorazioni nasce dall’approfondimento e lo studio di questi processi e, nelle modalità di realizzazione, prosegue l’esercizio e l’analisi della mascheratura come simbolo di stratificazione della persona. Molte delle mie realizzazioni sono il tentativo di fa cadere la maschera che indossiamo tutti i giorni mentre recitiamo la nostra parte nella società moderna. Ma per fare questo i passaggi obbligati insistono su realizzazioni dove la maschera è protagonista dell’immagine attraverso sofisticazioni e artefatti.
In Colorazioni le tinte e le sovrapposizioni lineari create fisicamente a mano sulla foto del soggetto sono tonalità emozionali interiori raccontate attraverso i colori che dando ulteriore stratificazione della distanza che intercorre tra l’osservatore e l’osservato.
Molte, e forse troppe, persone vivono nella convinzione che la propria finzione sia la vera natura del loro essere quotidiano, nascondendosi dietro apparenze e gestualità che non sono altro che violenze intime a quelle parti che compongono il nostro Io. Alcune reprimono parti positive attraverso stili di vita negativi, altre utilizzano belle maschere colorate per reprimere quanto di più brutto hanno dentro. Entrambe non riescono mai appieno nel tentativo.
Dove i progetti Intimate Void Room e Emotional Overview vogliono far saltare la maschera e la finzione, qui invece si ha la volontà di costruirla in funzione del messaggio trasmetto dal soggetto ritratto dandole dignità e dimostrando consapevolezza della sua esistenza e della finzione interpretata da chi è ritratto.
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